Meglio cannibali che vegani!

È disarmante spesso quello che arrivano a dire le persone per continuare a giustificare il consumo di carne e prodotti animali in generale. 

Durante una pizzata fra amici, come spesso accade, è stato tirato fuori l’ argomento della mia scelta vegan. I soliti luoghi comuni a cui sono abbastanza abituata, ma stavolta ne avrei sentita una nuova, una di quelle che sul momento ti lasciano talmente sbigottita che non sai se rispondere o lasciar perdere, tanto è assurda e incommentabile. 
Generalmente una cosa che mi sento sempre di far notare, perché con me è stata quella scintilla che a suo tempo mi ha aperto gli occhi, è di pensare al proprio animale domestico (qualora il mio interlocutore ne avesse qualcuno in casa) e di ragionare sul fatto che, se riconosciamo che questo cane o gatto che sia, possiede la capacità di provare sensazioni, sentimenti, dolore ecc., non c’è motivo di pensare che le altre specie animali non ne dovrebbero avere; non facciamo del male né tantomeno ci cibiamo dei nostri pet per questi motivi, perciò dovremmo portare altrettanto rispetto a tutti gli altri. 
Bene, la risposta che ho ricevuto è stata: “mah vedi, io mi mangerei anche il mio cane! E anche i miei figli! Se dovessi trovarmi in una condizione in cui sto morendo di fame non mi farei problemi”……
Vi assicuro che questa persona è una delle più tranquille che io conosca e che non si è mai visto né sentito che abbia fatto del male a nessuno. È gentile, disponibile ed educat* e l* conosco da tanto, tantissimo tempo. So per certo che non farebbe mai niente di simile, e ci mancherebbe. Però tralasciando il fatto che lo abbia detto senza riflettere sulla gravità della frase, mi soffermerei sul fatto che di nuovo stiamo parlando di una realtà ipotetica e fortunatamente, almeno in questa epoca, ben lontana dal verificarsi. Mi dice “SE MORISSI DI FAME…” ed è come la famosa frase “SE tu, vegano, ti trovassi su un isola deserta con un coniglio…”. Scenari immaginari e difficilmente verificabili direi.
Perché non ci basiamo sulla realtà attuale? Perché non guardiamo la realtà, in cui abbiamo la possibilità di scegliere cosa mangiare ogni giorno? Abbiamo supermercati in cui fare la spesa pieni di  frutta, verdura,  cereali, legumi, e se proprio non possiamo farne a meno, anche bevande vegetali, yogurt e formaggi vegetali, sostituti della carne, ecc. 
Abbiamo il potere di cambiare le cose, qui è ora. Non siamo al punto di dover commettere atti di cannibalismo per sopravvivere. Se pur dovessimo sfortunatamente  trovarci in difficoltà economica le materie prime vegetali che ci bastano per nutrirci in maniera adeguata costano molto meno della carne e del pesce! Di cosa diamine stiamo parlando??? Basta va’, che sennò mi sale il nervoso…….. D’altronde si sa, i vegani sono suscettibili!

Dolce vegan cacao e rhum

Ricetta facilissima!

Salutisti per questa volta perdonatemi …

INGREDIENTI:

– 100 gr di farina 00

– 50 gr di cacao amaro

– 100 gr di zucchero

– Mezzo bicchierino di rhum

– 2 cucchiai di olio di semi

– 200 gr circa di latte di soia oppure acqua

– 1/2 bustina di lievito per dolci vegan

Mescolate prima zucchero e cacao, aggiungete il latte di soia poco alla volta e successivamente la farina, sempre poca alla volta cercando di non formare grumi. Amalgamate anche il lievito, poi il rhum e l’olio. Se volete potete aggiungere anche della scorza di arancia (facoltativo). Mescolate bene e trasferite in una teglia piccola oliata e infarinata (io utilizzo lo stampo da plum cake), e infornate a 180 gradi per circa 30 minuti.

Buon appetito!

La mia video ricetta:

La forza della verità

La verità qual è? La verità è che gli animali hanno coscienza di sè e che provano sensazioni. Ed è da ipocriti negarlo. Sia gli animali umani che non umani provano sensazioni sia corporee quali in caldo, il freddo, il dolore ecc, sia emotive, come la paura, la rabbia, la gioia ecc.

Come sappiamo questa verità? Chiunque conviva con un animale LO SA, o perlomeno DOVREBBE SAPERLO. Ce lo ha proprio davanti agli occhi ogni santo giorno, basta osservare un minimo per accorgersene. Se inavvertitamente pestiamo una zampa al nostro cane di sicuro si lamenterà ed eviterà di appoggiarla per terra perché sta provando un forte dolore; in estate difficilmente il nostro gatto dormirà sulla copertina calda nella quale invece si appallottola volentieri durante la stagione fredda. Quando lo porteremo dal veterinario con tutta probabilità comincerà a miagolare appena lo infileremo nel trasportino. E probabilmente comincerà a tremare ed emettere suoni molto simili ad un pianto disperato. Come possiamo negare che in quel caso stia provando paura?

Per chi invece non ha mai avuto a che fare con un animale e non ha mai avuto la possibilità di interagire con loro può essere un po’ meno automatico da comprendere, posso capirlo perché anch’io fino a qualche anno fa non convivevo con animali.

Ma questa è la verità. Ed è innegabile.

E credete che un maiale o una mucca non abbia la stessa coscienza di sè e la capacità di provare sensazioni ed emozioni che ha un cane o un gatto? Chi l’ha deciso? Perché crediamo questo? È solo uno stato mentale, dal quale è necessario uscire. È solo perché ci hanno cresciuto insegnandoci questo. E non è facile ammettere che ci siamo fatti ingannare, ammettere che fino a ieri ci siamo sempre sbagliati. Ma se riusciamo ad essere onesti con noi stessi dovremmo riconoscere che effettivamente è così, che ci piaccia o no.

E quindi?

Quindi se riconosciamo che ogni animale è un individuo unico al mondo, senziente e con una propria personalità, proprio come noi, dovremmo anche riconoscere che è un’assurda atrocità tagliargli la gola, sparargli, tritarlo o scuoiarlo vivo, ecc.

Chi approverebbe queste terribili pratiche su umani o anche su animali considerati da compagnia quali cani e gatti? E se riconosciamo che anche tutti gli altri animali provano le stesse sensazioni e lo stesso dolore perché allora crediamo che sia lecito? Perché semplicemente non smettere di uccidere e far coincidere le nostre azioni con i nostri valori che sono la pace e la non-violenza?

La verità è questa. La verità sarà sempre la mia forza, non importa quante scuse troveranno per continuare a giustificare il massacro degli animali. Perché loro non possono parlare e hanno bisogno di persone che parlino per loro, che cerchino di salvarli. La verità è che proprio in questo istante migliaia e migliaia di animali indifesi e innocenti stanno soffrendo le pene dell’inferno e stanno morendo tra dolori orribili e indescrivibili dentro allevamenti e mattatoi, solo per la nostra ingordigia.

E quando riesci a vederla, la verità, non la puoi più ignorare.

Basterebbero tutti i terreni del mondo?

Alcune persone sostengono che un’alimentazione vegana non sia sostenibile perché se tutta l’umanità decidesse di nutrirsi esclusivamente di vegetali sarebbe, a loro dire, necessario uno spazio enorme dedicato all’agricoltura e un utilizzo molto più elevato di pesticidi e fertilizzanti artificiali per soddisfare l’enorme richiesta di alimenti vegetali.

In realtà oggi quasi l’80 per cento dei terreni agricoli del mondo, considerando sia lo spazio occupato fisicamente dagli animali che lo spazio per coltivare il cibo di cui hanno bisogno, è dedicato all’allevamento.

Infatti per produrre la quantità di carne richiesta per scopi alimentari in un anno dal genere umano nel mondo è necessario, secondo le statistiche delle FAO, uccidere circa 60/70 miliardi di animali ogni anno, i quali devono nascere e crescere e quindi venir nutriti.

Le colture intensive servono quindi in realtà a sfamare questa enorme quantità di animali e perciò, nel caso in cui tutto il genere umano diventasse vegan, consumando direttamente cibo vegetale anziché utilizzarlo per nutrire gli animali “da carne” sarebbe sufficiente una produzione addirittura minore di vegetali rispetto a quella attuale!

Secondo gli studi dello scienziato Joseph Poore dell’Università di Oxford, si ridurrebbe la quantità di terreni agricoli necessari all’alimentazione del 76% circa, ovvero 3,1 miliardi di ettari, una superficie pari all’area dell’intero continente africano.

Per approfondire:

https://www.repubblica.it/ambiente/2018/06/01/news/rinunciare_a_carne_e_latticini_puo_aiutarci_a_salvare_il_pianeta-197922088/

https://www.essereanimali.org/2018/11/diventare-vegani-per-salvare-mondo/

http://www.lescienze.it/news/2018/06/01/news/impatto_ambientale_alimenti_e_produzione-4004470/

I macellai perderebbero il lavoro!

Alcune persone mi hanno accusato di non considerare il fatto che quante più persone dovessero diventare vegan, tanto più ci sarebbero macellai, allevatori, pescivendoli, ecc. che perderebbero il lavoro.

Poiché lo sfruttamento animale è così radicato nella nostra società, è praticamente impossibile che da un giorno all’altro tutti diventino vegan. Il cambiamento avverrebbe il maniera graduale e, così come lo è stato per altri mestieri che sono andati pian piano a sparire, ci sarebbe il tempo per le aziende di questo settore di cambiare, di spostarsi su un altro tipo di produzione: frutta, verdura, cereali, legumi ovviamente ma anche alimenti “pronti” vegan, prodotti da forno, formaggi vegetali ma anche abiti e calzature vegan, cosmetici senza prodotti animali ecc. ecc. ecc.

Pensiamo per un attimo a Blockbuster, il colosso di videonoleggi americano: con l’avvento delle piattaforme di streaming, di internet, tv in demand ecc. non ha retto il colpo. Probabilmente non ha saputo reinventarsi. Nessuno però è sceso in piazza a protestare, a difendere quei lavoratori che sono stati inevitabilmente licenziati. Coloro che producono CD audio non credo che se la passino meglio. Così come chi prenota i viaggi online non si preoccupa degli agenti di viaggio in crisi. A maggior ragione se un mestiere basa il proprio profitto sullo sfruttamento, la sofferenza e la morte di individui, che siano umani o non umani poco importa, dovrebbe cessare di esistere, o meglio ancora, evolversi in una realtà etica.

Proprio oggi un ragazzo mi ha fatto notare che anche se non ci fossero più ladri e criminali anche le forze dell’ordine perderebbero il lavoro. Ma chi non vorrebbe un mondo senza truffatori, assassini, popolato solo da persone perbene che rispettano tutte le regole della civile convivenza? E ancora: chi non vorrebbe un mondo meno inquinato dalla plastica? Ma se tutti bevessimo (tanto per dirne una) l’acqua del rubinetto anziché comprarla in bottiglia chiuderebbero baracca gli stabilimenti di imbottigliamento ad esempio. E credete che a qualcuno interesserebbe?

Quando si parla di smettere di mangiare e sfruttare gli animali però, in molti si preoccupano improvvisamente di macellai e compagnia bella. Sarà mica l’ennesima scusa per non cambiare?

Mescolarsi o isolarsi?

In questa società in cui essere vegani è visto come un estremismo, viene spesso la tentazione di isolarsi. Di declinare inviti a cene, pranzi, matrimoni, compleanni ecc… Sì perché la maggior parte delle volte si viene bombardati di domande e nel peggiore dei casi anche di offese o frasi infelici. “Sei fissato/a”, “sei esagerato/a”, “sei fuori di testa”. O peggio ancora: “quelli come te andrebbero eliminati”, “é una stupida moda”, “fai ridere”. Queste sono solo alcune delle frasi tutt’altro che gentili che mi vengono rivolte anche da persone pressoché sconosciute (pare che non sia maleducazione rivolgersi con questo tono ad un vegano, sia che lo si conosca da tempo, sia che lo si incontri per la prima volta) dopo che io ho risposto alle domande che mi vengono poste. Perché io non vado alle cene o ai pranzi a puntare il dito e dare degli assassini ai miei commensali ma se mi pongono delle domande rispondo. E le mie risposte sono scomode. Mettono le persone sulla difensiva. Danno fastidio perché mettono in dubbio le abitudini di tutta una vita. “E allora basta” verrebbe da dire “io me ne sto a casa mia con le mie gatte e fanculo a tutti”. Certo sarebbe la strada più comoda ma non quella più efficace secondo me. Il veganismo va normalizzato e ciò si ottiene solo mescolandosi con la gente. Se ci isoliamo passiamo ancor di più da psicopatici asociali usciti di senno. Invece dobbiamo stare lì, con la nostra ingombrante presenza carica di “prove”; siamo la prova che i vegani non muoiono di fame, di carenze e di solitudine. Siamo la prova che siamo persone normalissime con il nostro lavoro, i nostri hobby e la nostra vita sociale e che la nostra idea non è una moda passeggera perché dopo 1,2,5,10 anni siamo ancora lì, a rispondere alle loro domande stupide e, no, non siamo degli zombie pallidi e calvi. Siamo una prova vivente e una presenza irritante ma che incuriosisce e potrebbe far riflettere. Piano piano nel loro inconscio sparirà l’irrazionale convinzione che i vegani sono degli extraterrestri da evitare ma si renderanno conto che siamo delle persone normalissime e forse, lo spero, degne anche di essere ascoltate.

Lasagne vegan a modo mio

Ecco la ricetta semplicissima delle mie lasagne vegan. Io non ho mai mangiato latticini perché non mi piace il sapore perciò non sostituisco la besciamella animale con quella vegetale, semplicemente la ometto. Lo so, somiglia più ad una pasta al forno ma per me le lasagne sono sempre stare così, sugo e “quadrati” di pasta di grano duro. Non sento il bisogno di aggiungere altro, come faccio con la pizza: l’ho sempre mangiata rossa e così continuo a fare. Per chi volesse in rete si trova facilmente la ricetta della besciamella vegetale.

INGREDIENTI

– 250gr di lasagne di grano duro ovviamente senza uova

– 150gr di lenticchie verdi piccole

– 150gr di lenticchie rosse decorticate

– 2 Carote medie

– 1 Gambo di sedano

– 1 Cipolla media

– Passata di pomodoro

– Olio evo

– Sale

PROCEDIMENTO

Preparate un ragù iniziando con un soffritto di carote, cipolla e sedano in olio evo. Aggiungete le lenticchie lavate, la passata di pomodoro quanta ne basta, sale e acqua. Lasciate cuocere almeno mezz’ora, controllando che non si asciughi troppo, aggiustando di sale e quando la consistenza delle lenticchie è morbida spengete in fuoco. Quando è quasi pronto accendete il forno a 180 gradi. Sbollentate le lasagne in acqua bollente salata per 2 minuti circa (dipende dallo spessore delle lasagne) e cominciate a comporre la teglia iniziando con il ragù e alternando gli strati. Aggiungete un pochino di olio se necessario sopra l’ultimo strato di ragù, coprite con un foglio di stagnola e infornate per circa 40 minuti.

BUON APPETITO!