Sono strani questi vegani…

Lo pensavo anche io fino al 2013! Se ci penso mi sale una strana sensazione, un misto tra risata e spavento. Perché contemporaneamente penso a quanto sia bello, giusto, entusiasmante aver fatto questo cambiamento, quanto io sia felice di aver CAPITO finalmente… e a quanto sia spaventosa quella benda che fina da piccoli ci mettono sugli occhi, che mi ha tenuto “anestetizzata” al dolore degli animali per ben 28 anni della mia vita.

I vegani a volte SONO strani, diciamo la verità. Spesso sono vestiti con uno stile un po’ hippie o un po’ emo, a volte portano capelli rasta o piercing/tatuaggi in “luoghi” improponibili. Io non appartengo a questa tipologia di vegani, se mi incontraste per strada non notereste niente di particolarmente fuori dal comune nel mio stile. Con questo non voglio criticare nessuno, non mi permetterei mai, vorrei solo parlare a quelle persone che ritengono che i vegani siano degli stravaganti figli dei fiori poco credibili e con idee strampalate. Molti vegani sono sicuramente persone anticonformiste, che non hanno paura del giudizio della gente e forse è anche questo atteggiamento di ribellione che ha permesso loro di vedere quello che a noi tranquilli, regolati e ingessati sfugge. O che ci rifiutiamo di ammettere. Sì perché saremmo costretti a mettere in discussione diversi aspetti della nostra quotidianità, ad affrontare il giudizio degli altri, le domande, le critiche, le occhiatacce.

Ad ogni modo non ci sono solo vegani così appariscenti, tantissimi sono “insospettabili” persone comuni che vivono rinunciando solo alla violenza e a nient’altro, perché non vedono più gli animali come oggetti da utilizzare per i nostri comodi ma individui da rispettare, e una volta che la nostra mente ha l’onestà di ammettere questo, il resto è solo una logica conseguenza.

Al primo impatto il cambiamento può spaventare, è vero, ma cosa sarà mai in confronto a quello che gli animali sono costretti a subire nei mattatoi? Pensate al vostro cane, al vostro gatto, scuoiato vivo per la sua pelliccia, oppure sgozzato per la sua carne… che differenza c’è fra lui e un vitello, un maiale, un pollo o un visone? Siate onesti: NESSUNA. Hanno tutti voglia e diritto di vivere, sono esseri senzienti che provano dolore e sentimenti, ognuno a modo proprio. Siamo noi che continuamente decidiamo quale specie ha diritto di vivere e quale il dovere di morire.

Insomma, saranno anche strani coloro che difendono queste creature ma personalmente preferisco essere vista come strana piuttosto che normale quando la normalità è sfruttare, torturare e uccidere.

Cos’è il miele?

Il miele è una sostanza costituita dal nettare dei fiori che l’ape raccoglie con una minuscola “proboscide” e rigurgita, dopo averla mescolata ad enzimi prodotti dal proprio sistema digestivo, nell’alveare per nutrirsene ed accumularla come scorta di cibo per l’inverno. L’uomo in pratica ruba il frutto del loro lavoro.

Negli allevamenti industriali vengono nutrite con sciroppo di zucchero, alimento non adatto a loro, che le fa ammalare e morire precocemente. Ma non è tutto. L’ape regina viene inseminata artificialmente e durante questo processo diversi maschi vengono uccisi. Inoltre col passare del tempo l’ape regina depone sempre meno uova e quindi, non essendo produttiva ai massimi livelli, diventa economicamente meno conveniente tenerla in vita; viene perciò uccisa e sostituita ogni 2 anni circa, mentre in natura vivrebbe fino a 5 anni. Oltre a questo c’è da dire che molte api vengono uccise durante i processi di verifica dell’alveare, durante l’estrazione del miele e spesso l’alveare viene distrutto con metodi cruenti.

Si sente parlare di allevamenti rispettosi dove l’uomo preleva solo il miele prodotto in eccesso e dove le api vengono uccise in numero molto minore. A questo rispondo che per come la vedo io il miele è comunque un alimento di proprietà delle api che lo producono per loro stesse e non per noi, che se tutti decidessero poi di rivolgersi alla produzione artigianale questa sarebbe costretta ad espandersi, a diventare più produttiva e quindi ad utilizzare anch’essa i metodi industriali sopra descritti per soddisfare la grande richiesta dei consumatori. E in ogni caso anche se viene uccisa una minore quantità di api, un buon numero di esse purtroppo rimane comunque vittima.

Va sottolineato inoltre che le api sono indispensabili per il nostro ecosistema ed andrebbero rispettate , non solo per questo ma soprattutto in quanto animali vivi e senzienti e non oggetti inermi.

Si tenga conto che i prodotti dell’apicoltura che prevedono questo sfruttamento sono oltre al miele anche propoli, pappa reale e cera.

Per approfondire:

https://www.vegfacile.info/domande-vegan/domanda-miele-vegan.html

https://www.vegolosi.it/news/il-miele-e-vegano/

https://www.veganhome.it/forum/filosofia-vegan/miele-2/

Perché le uova no?

PULCINI

Mi domandano di tutto ma non sempre vogliono la risposta. Non so perché. Mi hanno detto “non capisco proprio perché i vegani non mangiano le uova e i latticini… la carne posso capire ma il resto proprio no!” Io con tutta la flemma possibile ho risposto educatamente: “ok, se vuoi te lo spiego” replica: “no no non mi interessa”. A volte si critica tanto per criticare. Si sceglie di rimanere nell’ignoranza, forse per paura che le nostre convinzioni vengano sgretolate, o perché ci fa comodo continuare a leggere solo nel nostro libro.

Per chi invece si volesse evolvere e capire eccovi la spiegazione, che non è nulla di mistico, del tipo “dentro l’uovo c’è la vita” (perché comunque anche nelle piante c’è la vita), ma un semplice fatto di “numeri”: c’e bisogno di produrre un determinato numero di uova, la richiesta è enorme (solo in Italia se ne consumano 12 miliardi l’anno). Perciò la grande industria ha bisogno prevalentemente di galline femmine, perché ovviamente i maschi non fanno uova, i maschi sono una merce di scarto, non servono. Quindi… quando alcune uova, quelle che si decide di far schiudere, metteranno al mondo pulcini maschi e pulcini femmine in misura piuttosto equa, i pulcini maschi vengono tritati vivi, oppure uccisi con il gas o gettati come spazzatura. Non sono io ad affermarlo, basta una breve ricerca su internet e avrete la conferma che non dico frottole.

Anche la famosa “gallina del contadino” da cui tutti affermano di comprare le uova, proviene da questa realtà. Per acquistare lei (solo il termine “acquistare” mi da fastidio perché gli animali non sono oggetti), si manda un pulcino maschio al tritacarne. Vivo, indifeso e senziente. Guardatevi il video, è una cosa che ha dell’incredibile. Letteralmente viene prodotta una vita e dopo pochi istanti uccisa perché non ci serve più. Crediamo di essere Dio. Diamo e togliamo la vita come vogliamo. E questo è solo l’inizio; le galline nel 90% dei casi sono allevate in gabbie strettissime, per ogni animale è previsto uno spazio che corrisponde alla grandezza di un foglio 4A. Quando sono allevate a terra sono comunque ammassate, con uno spazio previsto di circa 1 metro quadrato per 9 unità. Nella quasi totalità dei casi viene tagliato loro il becco (ricco di terminazioni nervose e senza anestesia) perché impazziscono e si feriscono le une con le altre. Senza considerare che in natura una gallina produrrebbe circa 10-15 uova l’anno mentre le galline moderne, frutto del risultato di anni di selezioni genetiche sono trasformate in vere e proprie “macchine da uova”, ne producono circa 300 l’anno. Inoltre in natura una gallina avrebbe un’aspettativa di vita che potrebbe arrivare addirittura fino a 20 anni, mentre nell’industria dopo 2 anni di sfruttamento viene spedita al macello.

A chi mi dice di mangiare pochissime uova rispondo: non c’è solo l’uovo consumato in quanto tale ma ci sono le brioches, le torte e i biscotti con cui si fa colazione o si festeggia il compleanno, le tagliatelle, le frittate ecc… È una richiesta enorme.

Vi prego, smettiamola di far soffrire gli animali. Apriamo gli occhi. La spiegazione sul perché anche il latte provoca sofferenza nel prossimo articolo

Per approfondire:

https://essereanimali.org/2017/05/fasi-produzione-di-uova

https://www.essereanimali.org/allevamenti-galline-uova

https://www.animalequality.it/alimentazione/uova/

Gatto Gino mi ha cambiato la vita

f6a80552-c208-4506-8e71-6a55810a80a1.jpegSono vegan grazie al mio gatto.

Direte voi, com’è possibile dato che i felini sono naturalmente carnivori??

Partiamo dall’inizio. Ho sempre amato i gatti, da piccola i miei genitori ne avevano adottati 2, quando se ne andarono a poca distanza di tempo uno dall’altro piansi a dirotto per non so quanto tempo… E proprio per questo non ho più avuto animali in casa.

Poi quando mi sono sposata e sono andata a stare per i fatti miei ho deciso di adottarne di nuovo uno: Gino! Ho ancora davanti l’immagine di questo gattino spaventato, che i primi giorni si nascondeva e tremava come una foglia… Dentro di me ha cominciato a muoversi qualcosa. Ma allora gli animali provano sentimenti… la paura in questo caso. Poi il gattino si ambientò, cercava il mio contatto… La felicità che dimostra ancora adesso quando torno a casa dal lavoro, la rabbia quando gli si dice no, per qualcosa che vorrebbe fare ma che io gli nego… GLI ANIMALI PROVANO EMOZIONI!

Per alcuni di voi sarà una cosa scontata ma per molti vi assicuro di no. Non giudico chi non è vegano, perché anch’io un tempo non lo ero e credevo che gli animali fossero oggetti al nostro servizio. Ma non è così. Soprattutto chi ha animali in casa, come fa a non accorgersene? Le emozioni e il dolore fisico li provano anche i maiali, le mucche, le galline… Siamo noi che li etichettiamo come animali di serie B e se ci fermiamo un attimo a riflettere non possiamo negare tutto ciò. Poi all’inizio c’è di mezzo l’abitudine, la società e soprattutto il non voler ammettere a noi stessi che per 20, 30 o 40 anni della nostra vita abbiamo SBAGLIATO. È la cosa più difficile che ci impedisce di aprire gli occhi: ammettere i propri errori.