Obiezioni sul latte

Le mucche producono sempre il latte, anche se non hanno avuto il vitellino perciò se non venissero munte morirebbero, esploderebbero! E comunque le mucche producono molto più latte di quello di cui il vitellino ha bisogno, di tutto quel latte in eccesso cosa dovremmo farne? E se non le mungi gli viene la mastite! 

  • Questa idea che le mucche siano “fontane di latte” senza fine è diffusissima ma totalmente senza senso. Qualsiasi mammifero, proprio come l’umano, produce il latte per il proprio figlio. Avete mai munto la vostra gatta perché produceva più latte di quello che i gattini bevevano? Vi siete mai preoccupati di questi fantomatici eccessi di latte delle altre 5.499 specie di mammiferi esistenti sulla terra? Per quale strano motivo in natura dovrebbe esistere un mammifero che produce latte in continuazione? Che senso ha? Rifletteteci
Rifiutare il latte è “eccessivo”! Le mucche servono a quello!
  • Consideriamo eccessivo rifiutarsi di consumare latte e latticini solo perché l’uomo lo fa da moltissimo tempo e si dà per scontato che una cosa che si fa da tempo sia giusta, senza ragionarci. Fino a pochi anni fa era normale che le donne non avessero nemmeno diritto al voto, per fortuna ci siamo accorti che le cose si possono cambiare se ci si rende conto che sono completamente sbagliate. Inoltre le mucche non esistono per noi, non sono nostri schiavi che possiamo sfruttare ed uccidere a nostro piacimento. Sono animali senzienti che hanno diritto a essere lasciati in pace non fabbriche di latte! È l’uomo che ha arbitrariamente deciso questo!
Al vitellino viene somministrato un latte più adatto a lui perché cresca più forte! 
  • Il latte della mucca è perfettamente idoneo al vitellino così come il latte umano è adatto al bambino e il latte di cane è adatto ai cuccioli di cane. Non ha senso credere che un mammifero abbia bisogno dell’intervento dell’uomo per nutrire il proprio figlio. Al vitellino viene somministrato spesso un nutrimento artificiale povero di ferro per renderlo anemico perché la sua carne rimanga bianca e quindi più appetibile agli occhi degli acquirenti quando verrà ucciso, fatto a pezzi e venduto al supermercato.
Le mamme (umane) volte non hanno il latte cosa devono fare?
  • Esistono banche del latte materno ma è vero che sono rare e quindi non accessibili a tutti. In questo caso esistono preparati vegetali formulati appositamente per neonati. Le notizie dei giornali che parlano di bambini vegani malnutriti sono fuorvianti e tendenziose; medici specializzati (compresa l’American Dietetic Association) assicurano che è possibile, anzi preferibile, essere vegani dalla nascita, il problema è “come” lo si fa. In ogni caso non è certo per questi pochi casi che esistono gli allevamenti intensivi con tutta la sofferenza che provocano ma per soddisfare la quantità enorme richiesta da umani adulti che non hanno affatto bisogno di assumere latte di una specie diversa dalla propria.
 Solo nel latte c’è il calcio!
  • Falso. Il calcio si trova in moltissimi alimenti vegetali, anzi, studi moderni hanno rilevato che il latte animale pur contenendo calcio non ci permette di assorbirlo essendo (il latte animale appunto) sostanza acidificante.
Se smettessimo tutti di bere latte (e mangiare carne) gli animali si riprodurrebbero a dismisura e ci invaderebbero!
  • Gli animali negli allevamenti sono tantissimi, è vero, ma solo perché noi uomini li abbiamo fatto riprodurre dismisura, per soddisfare l’enorme richiesta di prodotti. È impossibile che da un giorno all’altro tutti diventino vegani perciò ci sarà eventualmente un calo progressivo e lento nel corso degli anni.

Non è vero che i vitellini vengono uccisi!

  • È la matematica, non un opinione. Se tutti i vitellini venissero tenuti in vita sarebbe una spesa insostenibile per il produttore. Soprattutto i maschi che non hanno un futuro da “mucca da latte”. Ovviamente alcuni vengono fatti crescere per continuare il ciclo riproduttivo, le femmine in numero maggiore ma non tutte. In ogni caso quando non sono più produttive vengono spedite al macello, di solito dopo 6/7 anni mentre in natura vivrebbero circa 20/30 anni.

Ma allora non dovremmo mangiare neanche le carote perché le sottraiamo ai conigli…….!

  • Possiamo piantarne un po’ di più così ce n’è per tutti e non muore nessuno???

Meglio cannibali che vegani!

È disarmante spesso quello che arrivano a dire le persone per continuare a giustificare il consumo di carne e prodotti animali in generale. 

Durante una pizzata fra amici, come spesso accade, è stato tirato fuori l’ argomento della mia scelta vegan. I soliti luoghi comuni a cui sono abbastanza abituata, ma stavolta ne avrei sentita una nuova, una di quelle che sul momento ti lasciano talmente sbigottita che non sai se rispondere o lasciar perdere, tanto è assurda e incommentabile. 
Generalmente una cosa che mi sento sempre di far notare, perché con me è stata quella scintilla che a suo tempo mi ha aperto gli occhi, è di pensare al proprio animale domestico (qualora il mio interlocutore ne avesse qualcuno in casa) e di ragionare sul fatto che, se riconosciamo che questo cane o gatto che sia, possiede la capacità di provare sensazioni, sentimenti, dolore ecc., non c’è motivo di pensare che le altre specie animali non ne dovrebbero avere; non facciamo del male né tantomeno ci cibiamo dei nostri pet per questi motivi, perciò dovremmo portare altrettanto rispetto a tutti gli altri. 
Bene, la risposta che ho ricevuto è stata: “mah vedi, io mi mangerei anche il mio cane! E anche i miei figli! Se dovessi trovarmi in una condizione in cui sto morendo di fame non mi farei problemi”……
Vi assicuro che questa persona è una delle più tranquille che io conosca e che non si è mai visto né sentito che abbia fatto del male a nessuno. È gentile, disponibile ed educat* e l* conosco da tanto, tantissimo tempo. So per certo che non farebbe mai niente di simile, e ci mancherebbe. Però tralasciando il fatto che lo abbia detto senza riflettere sulla gravità della frase, mi soffermerei sul fatto che di nuovo stiamo parlando di una realtà ipotetica e fortunatamente, almeno in questa epoca, ben lontana dal verificarsi. Mi dice “SE MORISSI DI FAME…” ed è come la famosa frase “SE tu, vegano, ti trovassi su un isola deserta con un coniglio…”. Scenari immaginari e difficilmente verificabili direi.
Perché non ci basiamo sulla realtà attuale? Perché non guardiamo la realtà, in cui abbiamo la possibilità di scegliere cosa mangiare ogni giorno? Abbiamo supermercati in cui fare la spesa pieni di  frutta, verdura,  cereali, legumi, e se proprio non possiamo farne a meno, anche bevande vegetali, yogurt e formaggi vegetali, sostituti della carne, ecc. 
Abbiamo il potere di cambiare le cose, qui e ora. Non siamo al punto di dover commettere atti di cannibalismo per sopravvivere. Se pur dovessimo sfortunatamente  trovarci in difficoltà economica le materie prime vegetali che ci bastano per nutrirci in maniera adeguata costano molto meno della carne e del pesce! Di cosa diamine stiamo parlando??? Basta va’, che sennò mi sale il nervoso…….. D’altronde si sa, i vegani sono suscettibili!

Tradizione

La parola “tradizione” mi spaventa tantissimo. Sarò impopolare, sembrerò perfino una minaccia per la società ma non è così.

Perché?

Faccio una premessa doverosa: non fraintendetemi, io non sono contraria alle tradizioni in quanto tali. Ad esempio nella mia famiglia è tradizione irrinunciabile dare la giusta importanza a ricorrenze come compleanni e anniversari e quindi festeggiarli come si deve. Infatti non c’è anno in cui io non organizzi una cena con amici e parenti, una serata allegra in cui ridere e chiacchierare fino alle ore piccole. Non sono contraria nemmeno alle feste di paese, carnevali, rievocazioni storiche, ecc. Pur non essendo credente riconosco che le festività natalizie sono un momento di ritrovo con la famiglia e con gli amici più cari e quindi occasione di fraternizzazione e condivisione.

Quello che mi spaventa però è che la parola “tradizione” è spesso utilizzata per difendere e e continuare a praticare usanze che al proprio interno implicano sofferenza e morte per alcuni individui. In nome della tradizione continuano ad esistere spettacoli come la corrida in cui un toro viene ferito, fatto agonizzare ed infine ucciso per puro divertimento. Durante il palio di Siena, nonostante vogliano farci credere che i cavalli siano amati e rispettati, questi sono frustati dai fantini e spesso si feriscono o muoiono a causa delle cadute durante la corsa. Per non parlare dei circa 500.000 agnelli, cuccioli di 3-4 mesi che vengono massacrati per tradizione a Pasqua soltanto in Italia, o dei 40.000.000 di tacchini uccisi ogni anno negli Stati Uniti per il giorno del ringraziamento. Non che sia peggio uccidere un cucciolo rispetto ad un adulto a mio avviso, o che la quantità benché spaventosa ingigantisca più di tanto la gravità dell’atto in sè di uccidere volontariamente: è chiaro che una strage fa più impressione di un singolo omicidio o che un infanticidio appaia terribilmente più drammatico, ma resta pur sempre un atto gravissimo ed inaccettabile anche se a perire è un solo individuo o se adulto. Quello su cui però voglio porre l’attenzione, ed è per questo che ho citato questi esempi, è come in nome della tradizione si riescano ad accettare simili abomini.

Facendo una breve ricerca per spiegarvi fino a che punto la mente umana può venire offuscata dalle tradizioni ne ho lette veramente di ogni tipo ma ce ne sono due che mi hanno particolarmente colpito e che, guarda caso, implicano sacrifici di soggetti più deboli, in questi casi non animali ma donne.

Fino al 1829, anno in cui è stata abolita, le vedove indù per tradizione si gettavano sul rogo ardente (suicidandosi ovviamente), insieme al coniuge defunto sotto lo sguardo dei parenti perfettamente condiscendenti in quanto riconoscevano il gesto come un atto di fedeltà della moglie verso il consorte scomparso (il rito in questione è chiamato “sati”).

Presso il popolo dei “Dani”, in Nuova Guinea “ invece, quando il marito moriva era tradizione che le donne vicine a lui (moglie, madre, sorelle, ecc.) si amputassero una o più falangi delle dita, prima intorpidendole con dei lacci molto stretti, poi tagliandole con un ascia. Per finire le ferite venivano bruciate con una fiamma.

Pensate la mente umana cosa riesce ad accettare…

Questi ultimi sono esempi estremi, me ne rendo conto, riti che venivano praticati nel passato (gli esperti affermano in realtà che nonostante siano usanze sorpassate esistono ancora tutt’oggi dei casi) e in uso in civiltà culturalmente ed evolutivamente lontane anni luce da noi, però se ci pensiamo bene anche nella nostra società civilizzata continuiamo ad accettare, più o meno consapevolmente, la sofferenza e l’uccisione SENZA NESSUN REALE MOTIVO NE’ DIRITTO di esseri senzienti, che vengono sfruttati, torturati fisicamente e psicologicamente ed infine uccisi. E molto spesso si giustifica tutto questo con la parola “tradizione”.

Sarebbe bello invece poter mantenere le nostre tradizioni, che sono senza dubbio occasione di socializzazione, di gioia, favoriscono relazioni ed affetti e ci fanno sentire parte di una comunità unita, senza che nessun altro, umano o animale, debba subire alcun sopruso. Le tradizioni dovrebbero evolversi e modificarsi, così come lo fanno la società e la morale. Di pari passo.

Non è più accettabile in una comunità progredita come la nostra continuare a difendere usanze cruente; sarebbe invece sinonimo di grande intelligenza riuscire a mantenerle modificandole nel rispetto di tutti.

Mescolarsi o isolarsi?

In questa società in cui essere vegani è visto come un estremismo, viene spesso la tentazione di isolarsi. Di declinare inviti a cene, pranzi, matrimoni, compleanni ecc… Sì perché la maggior parte delle volte si viene bombardati di domande e nel peggiore dei casi anche di offese o frasi infelici. “Sei fissato/a”, “sei esagerato/a”, “sei fuori di testa”. O peggio ancora: “quelli come te andrebbero eliminati”, “é una stupida moda”, “fai ridere”. Queste sono solo alcune delle frasi tutt’altro che gentili che mi vengono rivolte anche da persone pressoché sconosciute (pare che non sia maleducazione rivolgersi con questo tono ad un vegano, sia che lo si conosca da tempo, sia che lo si incontri per la prima volta) dopo che io ho risposto alle domande che mi vengono poste. Perché io non vado alle cene o ai pranzi a puntare il dito e dare degli assassini ai miei commensali ma se mi pongono delle domande rispondo. E le mie risposte sono scomode. Mettono le persone sulla difensiva. Danno fastidio perché mettono in dubbio le abitudini di tutta una vita. “E allora basta” verrebbe da dire “io me ne sto a casa mia con le mie gatte e fanculo a tutti”. Certo sarebbe la strada più comoda ma non quella più efficace secondo me. Il veganismo va normalizzato e ciò si ottiene solo mescolandosi con la gente. Se ci isoliamo passiamo ancor di più da psicopatici asociali usciti di senno. Invece dobbiamo stare lì, con la nostra ingombrante presenza carica di “prove”; siamo la prova che i vegani non muoiono di fame, di carenze e di solitudine. Siamo la prova che siamo persone normalissime con il nostro lavoro, i nostri hobby e la nostra vita sociale e che la nostra idea non è una moda passeggera perché dopo 1,2,5,10 anni siamo ancora lì, a rispondere alle loro domande stupide e, no, non siamo degli zombie pallidi e calvi. Siamo una prova vivente e una presenza irritante ma che incuriosisce e potrebbe far riflettere. Piano piano nel loro inconscio sparirà l’irrazionale convinzione che i vegani sono degli extraterrestri da evitare ma si renderanno conto che siamo delle persone normalissime e forse, lo spero, degne anche di essere ascoltate.

Come in un film horror

Lo so vi vengono dei dubbi a volte.

Il mondo con cui siete a contatto tutti i giorni tratta gli animali peggio degli oggetti, tutto il giorno tutti i giorni. I vostri amici, genitori, parenti, colleghi, marito, moglie, fidanzati, nessuno vi segue in questo cambiamento rivoluzionario che state vivendo con orgoglio e con forza. “Come è possibile? Ok anch’io ero inconsapevole però adesso ho capito, so tutto! E l’ho spiegato a tutti loro! Perché loro non cambiano? Sono io che non riesco a spiegarmi? Oppure sono io che sto esagerando?”

A volte vi sembra di vivere in un incubo, in un assurdo film inverosimile in cui siete invisibili, in cui parlate a tutti coloro che vi stanno accanto ma loro non vi vedono e non vi sentono. Sono come degli automi con le bende sugli occhi e i tappi nelle orecchie, inconsapevoli spesso felici e perfino orgogliosi di esserlo.

Voi avete aperto gli occhi, riuscite a vedere la verità finalmente così chiara e cruda, così terribile è mostruosa e vi sentite impotenti e vorreste spaccare tutto dal nervoso. Vi sentite come se all’improvviso voi e i vostri interlocutori aveste smesso di comunicare nella stessa lingua, in un attimo come accadde per la torre di babele le parole che voi pronunciate con così tanta onestà e chiarezza risultano incomprensibili alle orecchie degli altri.

Lo so. Ci sono passata e ci sto passando anche adesso quasi ogni giorno.

Ma voglio dirvi questa cosa: per favore non dubitate di voi stessi, MAI, non su questo! Dubitate su qualsiasi altra cosa ma non su questo. Non c’è nessun motivo adesso né nessuna giustificazione potrà mai esserci per torturare e uccidere esseri senzienti. Siete dalla parte delle vittime, siete dalla parte giusta e gli animali hanno bisogno di voi, la loro unica speranza siete voi, non dovete e non potete dubitare.

Siate forti, siate pazienti e non arrendetevi mai. E pensate a me e a tutti gli altri come noi sparsi in tutto il mondo che stanno vivendo tutto questo. Non siamo soli! Grazie per essere vegan 💚