Sicuri di non comprare pellicce?

Da quando ho iniziato a “vedere” gli animali non più come degli oggetti ma per quello che realmente sono, ovvero degli individui senzienti con una propria personalità e intelligenza , mi sono informata mi sono informata molto su cosa accade negli allevamenti degli animali “da carne”, nella pesca, nell’industria di latte e uova ma non avevo mai approfondito fino a poco tempo fa il tema delle pellicce. “Non ne ho mai acquistate in vita mia” mi dicevo “quindi è un argomento sul quale non ho bisogno di prendere informazioni”. Ebbene mi sbagliavo. Ma di grosso! Perché?

Avete presente gli ornamenti delle giacche? Nella maggior parte intorno al cappuccio o al collo ma a volte anche ai polsi? Nella maggior parte dei casi sono pelliccia VERA. Spesso anche di cane o di gatto, a seconda del paese da cui proviene. Sono rimasta scioccata da questo è da ciò che poi c’è dietro. Avevo già smesso di comprarne , giusto per scrupolo, credendo erroneamente che comunque si trattasse quasi sempre di materiale sintetico. Per fortuna! Anche la maggior parte delle persone che si dichiarano contrarie alle pellicce infatti, non si rendono conto di averne una proprio intorno al loro collo!

Detto questo, ecco coda ho scoperto quando ho deciso di informarmi anche su questo tema.

Sono 70 milioni gli animali allevati e 10 milioni quelli catturati in natura ogni anno per soddisfare la richiesta di pelliccia nel mondo: visoni, volpi, procioni, conigli, ma anche cani e gatti.

In Italia e in UE si utilizzano per l’uccisione i seguenti metodi:

1. ASFISSIA: per gli animali di piccola taglia, come ad esempio i visoni, con monossido e biossido di carbonio.

2. ANNEGAMENTO: anche questo metodo è utilizzato per animali di piccola taglia come ermellini e zibellini perché è più facile trattenerli sott’acqua fino alla morte.

3. FUCILAZIONE: con armi da fuoco o pistole ad aria compressa viene sparato direttamente in testa all’animale di medie o grandi dimensioni.

4. ELETTROCUZIONE: utilizzata per uccidere volpi, cincillà e nutrie: l’animale viene immobilizzato e gli viene inserito un elettrodo in bocca e l’altro nell’ano. Una scarica a 230 volt lo uccide fra atroci sofferenze.

5. DISSANGUAMENTO: utilizzata su animali di media e grossa taglia, viene tagliato loro la gola o l’addome e vengono lasciati morire lentamente.

Con i primi 4 metodi appena descritti si ottiene il massimo del rendimento perché la pelliccia viene danneggiata poco o niente, né tagliata o macchiata con il sangue.

Questo è ciò che avviene in Europa ma non dimentichiamoci che i nostri cappellini con pon-pon, borse con ornamenti di pelo e giacche provengono anche da altri continenti. Nel sud-est asiatico e in particolare in Cina vengono regolarmente utilizzati gatti e cani, i primi spesso uccisi anche impicciandoli con un filo di ferro, i secondi aperti con un coltello senza pietà. Alcuni sono allevati in piccole gabbie al freddo perché la loro pelliccia di sviluppi maggiormente.

In Canada i cuccioli di foca vengono catturati nel loro habitat, scuoiati vivi sul posto e abbandonati ad una morte lenta e atroce. Questo orribile procedimento viene utilizzato anche altrove, anche se illegale, e anche su altri animali: lontre, coccodrilli, conigli, cani ecc ecc. Ricordo con orrore un video in cui per ottenere la lana d’angora i conigli venivano immobilizzati e veniva strappato loro il pelo senza pietà, fra le grida di dolore di questi poveri animali senza colpa.

Di qualsiasi animale si tratti, che siano can, gatti, oppure volpi, ermellini, procioni ecc. che differenza fa? Chi di loro merita di subire torture orribili e morire per la nostra stupida vanità? Che il nostro cappuccio sia decorato con pelliccia di pastore tedesco importato dall’est o di volpe legalmente uccisa in Italia che differenza fa?

Smettiamo di comprare pellicce e anche pelli, piume, lana, seta… non ne abbiamo bisogno! Ci sono innumerevoli alternative belle, calde e confortevoli che non provocano morte e sofferenza. La richiesta la facciamo noi. Il mercato siamo noi. Il cambiamento SIAMO NOI.

Per approfondire:

http://www.animalfree.info

https://www.vegfacile.info/vestire-vegan.html

http://www.disinformazione.it/pellicce.htm

https://www.viverevegan.org/approfondimenti/foto-e-video/conigli-dangora-scuoiati-vivi-in-cina/

https://www.inseparabile.com/cronaca.htm

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Pelliccia

http://www.animalamnesty.it/news.php?id=2

Pesto agrumato broccoli e mandorle

Ingredienti:

80 gr di pasta corta integrale

1 cipolla piccola

100 gr broccoli

10 gr di mandorle (meglio se tostate)

Il succo di mezza arancia

Sale

Olio EVO

Procedimento:

Lessare i broccoli per qualche minuto in acqua salata; io preferisco che rimangano croccanti, in questo modo il pesto sarà più rustico, più granuloso. Scolarli e nella stessa acqua cuocere la pasta. Nel frattempo in una padella soffriggere la cipolla, aggiungere il succo d’arancia e far sfumare. Frullare i broccoli con le mandorle e un filo d’olio, aggiustare di sale e quando la pasta è cotta unirla al soffritto e al pesto mescolando il tutto.

Buon appetito!

Comprare o scegliere una vita

Comprare un cane o un gatto, ma anche adottarlo pretendendo di sceglierne il colore del pelo, degli occhi e la razza più soddisfa il nostro stupido gusto estetico sono cose che non tollero.

Quando ancora non ero vegan, e non ci pensavo neanche lontanamente, ho adottato i 2 gatti che vivono tutt’ora con me. Li ho presi a distanza di 3 mesi uno dall’altro e in entrambi i casi mi sono sentita in forte imbarazzo nel momento in cui avrei dovuto “sceglierli”. In base a cosa avrei dovuto preferire una vita anziché un’altra? Un gatto bianco con gli occhi azzurri merita una famiglia amorevole e un povero tigratino grigio con gli occhietti storti deve morire solo?? Giuro, non ce la facevo, e infatti non l’ho fatto. Nel primo caso me ne hanno messo uno in braccio, uno a caso, e non l’ho più lasciato. La seconda volta è stata lei a venire da me, tutti gli altri si erano nascosti ma la Gigia no. E col senno di poi mi viene da pensare proprio che lei fosse destinata a me, perché lei di solito si nasconde sempre quando in casa arrivano ospiti. Ma quando ha visto me per la prima volta no.

Allo stesso modo non riesco a capire come si possa acquistare una vita. Soprattutto dal momento che i canili, i gattili e le varie associazioni sono piene di animali che cercano disperatamente una casa. Per ogni animale acquistato ce n’è un altro che muore nella gabbia fredda, sporca e triste di un canile ad esempio.

Negli allevamenti cani e gatti vengono fatti nascere apposta per coloro che ne fanno richiesta, per coloro che vogliono quella razza lì, quel colore lì, quella taglia lì, così come si sceglie un vestito, un’automobile, un qualsiasi oggetto inanimato. Vi sembrerà un paragone esagerato ma… scegliamo il colore degli occhi e dei capelli dei nostri figli? Se i nostri figli non sono belli come il sole non hanno diritto ad essere amati?

Guai poi se l’animale ha più di 2/3 mesi. Tutti vogliono il cucciolo, che magari poi non sanno gestire, dopo pochissimi mesi l’animale è già vecchio, già “scaduto” nessuno lo vuole più. Se poi ha qualche disabilità o malattia non ne parliamo.

Mi sono giurata che se avrò la possibilità in un futuro di dare ospitalità di nuovo ad un animale nella mia casa chiederò alle volontarie quello più difficile da far adottare, quello che non vuole nessuno, quello che non avrebbe mai una chance di ricevere amore e una casa tutta per sé.

Esseri senzienti e scelte personali

Tutti gli animali hanno un sistema nervoso, al contrario delle piante. Questo significa che, esattamente come noi umani, hanno la capacità di provare dolore. Quando Gino (il mio gatto) era piccino era un gattino molto vivace, lo è anche adesso per la verità ma da piccolo era un vero terremoto, e spesso per attirare la mia attenzione correva come un matto tagliandomi la strada. Purtroppo alcune volte inavvertitamente gli ho calpestato la coda e devo avergli fatto un gran male perché emetteva uno strano verso, fra il soffio e il miagolio acuto, e correva a nascondersi lamentandosi. Io, mortificata, lo rincorrevo per sbaciucchiarmelo e scusarmi ma per qualche minuto non si fidava più di me.

Chi ha un animale in casa sicuramente lo sa, gli animali non sono dei robot senza sensazioni: provano dolore, e anche sentimenti. Questo vale non solo per i cani e i gatti ma, udite udite, anche per gli altri animali! Avete idea di quello che accade negli allevamenti e nei macelli? Nell’industria della lana, delle pellicce, del latte e delle uova? Del dolore che viene causato a questi animali? Animali scuoiati vivi, castrati e marchiati senza anestesia, pratiche comuni e nella maggior parte dei casi perfettamente legali. E non dimentichiamoci che dopo le sofferenze subite la fine è sempre una morte prematura. Individui che avrebbero potuto vivere tranquillamente 20 – 30 – 40 anni, uccisi prematuramente per la nostra gola e per la nostra vanità, senza che ce ne sia alcun bisogno. Pensate per un istante se al posto di quel vitellino, di quel maiale, di quella gallina ci fosse il vostro cane o il vostro gatto. Orribile vero?

Come possiamo perciò parlare di “scelta personale” quando scegliamo di uccidere, torturare, sfruttare un essere senziente? È una scelta che comporta sacrificare qualcun altro per il nostro tornaconto, non è solo una scelta che coinvolge unicamente noi. Se scelgo di rubare, di danneggiare proprietà altrui o di infrangere il codice della strada non posso considerarle scelte personali degne di rispetto perché reco un danno al prossimo; perché lo derubo, lo danneggio o lo metto in pericolo.

È la stessa identica cosa. La nostra libertà deve fermarsi SEMPRE quando inizia la libertà di qualcun altro, umano o animale che sia.

Per approfondire

https://www.animalequality.it/notizie/595/10-pratiche-brutali-che-sono-routine-negli-allevamenti-intensivi/

http://www.animal-sos.it/index.asp?IDCAT=86

https://www.essereanimali.org/2018/07/pratiche-crudeli-allevamenti-intensivi/

https://www.google.it/url?sa=i&source=web&cd=&ved=2ahUKEwi_j-7g9effAhUBdxoKHU7aAC4QzPwBegQIARAC&url=https%3A%2F%2Fscienze.fanpage.it%2Fgli-animali-provano-emozioni-come-la-risposta-della-scienza-ha-cambiato-il-mondo%2F&psig=AOvVaw1uIzGA1FUbjEyNDv9yv5tP&ust=1547371388539150

http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=9804&p=&idmenumain=0

La tortura della lana

Anche la produzione della lana, al contrario di quanto si possa pensare, non è indolore. 

La lana in commercio nel mondo proviene prevalentemente dall’Australia (circa 350.000 tonnellate l’anno) ma anche dalla Cina e dalla Nuova Zelanda, e la razza più utilizzata per la produzione della lana è la merinos; queste pecore hanno una pelle molto “ondulata” e quindi si può ricavare molta più lana rispetto ad altre razze, ma non tutti sanno che questo tipo di pecore sono state ottenute tramite selezione genetica e dopo decenni di incroci. Tutt’ora si stanno sperimentando nuovi metodi genetici per incrementare ulteriormente la quantità di lana prodotta da questi poveri animali, trasformandoli in qualcosa di mostruoso. L’uomo come sempre ha manipolato la natura per trarne un proprio vantaggio a scapito della sofferenza di questi animali.
A pochi mesi dalla nascita gli agnellini subiscono l’amputazione della coda ed alcuni maschi vengono castrati: tutto questo nella maggior parte dei casi SENZA ANESTESIA. Durante il processo di tosatura le pecore vengono malmenate, prese a calci, costrette in posizioni dolorose perché si devono ridurre al minimo i tempi per motivi ovviamente economici. A seconda delle esigenze di vendita a volte vengono tosate in inverno lasciandole soffrire il freddo.
Ma la pratica più barbara di tutte è il cosiddetto “mulesing”. Di cosa si tratta? Dopo la tosatura si formano spesso delle piaghe infette nella pelle soprattutto nella zona perianale dell’animale per l’umidità causata da feci e urine: qui le mosche depongono le loro uova e le pecore corrono un grosso rischio di morire lentamente e dolorosamente. Vengono dunque asportati strappandoli o tagliandoli brandelli di pelle, ovviamente anche in questo caso SENZA ANESTESIA immobilizzando l’animale con uno strumento di contenizione.
E come avviene per le “mucche da latte”, anche le “pecore da lana” (odio queste definizioni) quando col tempo non sono più produttive al massimo finiscono al mattatoio.

Per approfondire

http://www.luigiboschi.it/node/28975

https://www.vegfacile.info/vestire-vegan.html

http://www.promiseland.it/vivere-senza-crudelta-2-parte/

http://www.veganzetta.org/il-volto-nascosto-della-lana/

Hummus

Uno dei piatti più buoni che io abbia scoperto da quando sono vegan è l’hummus. La ricetta classica prevede l’utilizzo dei ceci come ingrediente principale ma a me piace farlo anche con i fagioli, soprattutto con i cannellini. Potete partire dal legume fresco, secco o in scatola; ovviamente le prime due soluzioni sarebbero da preferire dal punto di vista salutistico. Altro ingrediente fondamentale è il tahin, ovvero la crema di sesamo, che potete trovare in genere nei negozi di alimentazione biologica, Naturasì e a volte anche nelle erboristerie.

La ricetta è molto semplice, si mescolano con il frullatore ad immersione oppure con un tritatutto i seguenti ingredienti:

250 gr di Ceci lessati (o qualsiasi altro legume preferiate)

2 Cucchiai di tahin

il succo di 1 limone

1/2 spicchio d’aglio

2 Cucchiai di olio extra vergine d’oliva

Timo q.b.

Sale q.b.

Alcuni preferiscono il cumino al posto del timo, oppure altre spezie o erbe aromatiche come paprica, prezzemolo o rosmarino. In alcune varianti si aggiungono olive o pomodori secchi ma personalmente la ricetta originale è la mia preferita. E la vostra? Qual è?

Sono strani questi vegani…

Lo pensavo anche io fino al 2013! Se ci penso mi sale una strana sensazione, un misto tra risata e spavento. Perché contemporaneamente penso a quanto sia bello, giusto, entusiasmante aver fatto questo cambiamento, quanto io sia felice di aver CAPITO finalmente… e a quanto sia spaventosa quella benda che fina da piccoli ci mettono sugli occhi, che mi ha tenuto “anestetizzata” al dolore degli animali per ben 28 anni della mia vita.

I vegani a volte SONO strani, diciamo la verità. Spesso sono vestiti con uno stile un po’ hippie o un po’ emo, a volte portano capelli rasta o piercing/tatuaggi in “luoghi” improponibili. Io non appartengo a questa tipologia di vegani, se mi incontraste per strada non notereste niente di particolarmente fuori dal comune nel mio stile. Con questo non voglio criticare nessuno, non mi permetterei mai, vorrei solo parlare a quelle persone che ritengono che i vegani siano degli stravaganti figli dei fiori poco credibili e con idee strampalate. Molti vegani sono sicuramente persone anticonformiste, che non hanno paura del giudizio della gente e forse è anche questo atteggiamento di ribellione che ha permesso loro di vedere quello che a noi tranquilli, regolati e ingessati sfugge. O che ci rifiutiamo di ammettere. Sì perché saremmo costretti a mettere in discussione diversi aspetti della nostra quotidianità, ad affrontare il giudizio degli altri, le domande, le critiche, le occhiatacce.

Ad ogni modo non ci sono solo vegani così appariscenti, tantissimi sono “insospettabili” persone comuni che vivono rinunciando solo alla violenza e a nient’altro, perché non vedono più gli animali come oggetti da utilizzare per i nostri comodi ma individui da rispettare, e una volta che la nostra mente ha l’onestà di ammettere questo, il resto è solo una logica conseguenza.

Al primo impatto il cambiamento può spaventare, è vero, ma cosa sarà mai in confronto a quello che gli animali sono costretti a subire nei mattatoi? Pensate al vostro cane, al vostro gatto, scuoiato vivo per la sua pelliccia, oppure sgozzato per la sua carne… che differenza c’è fra lui e un vitello, un maiale, un pollo o un visone? Siate onesti: NESSUNA. Hanno tutti voglia e diritto di vivere, sono esseri senzienti che provano dolore e sentimenti, ognuno a modo proprio. Siamo noi che continuamente decidiamo quale specie ha diritto di vivere e quale il dovere di morire.

Insomma, saranno anche strani coloro che difendono queste creature ma personalmente preferisco essere vista come strana piuttosto che normale quando la normalità è sfruttare, torturare e uccidere.

Cos’è il miele?

Il miele è una sostanza costituita dal nettare dei fiori che l’ape raccoglie con una minuscola “proboscide” e rigurgita, dopo averla mescolata ad enzimi prodotti dal proprio sistema digestivo, nell’alveare per nutrirsene ed accumularla come scorta di cibo per l’inverno. L’uomo in pratica ruba il frutto del loro lavoro.

Negli allevamenti industriali vengono nutrite con sciroppo di zucchero, alimento non adatto a loro, che le fa ammalare e morire precocemente. Ma non è tutto. L’ape regina viene inseminata artificialmente e durante questo processo diversi maschi vengono uccisi. Inoltre col passare del tempo l’ape regina depone sempre meno uova e quindi, non essendo produttiva ai massimi livelli, diventa economicamente meno conveniente tenerla in vita; viene perciò uccisa e sostituita ogni 2 anni circa, mentre in natura vivrebbe fino a 5 anni. Oltre a questo c’è da dire che molte api vengono uccise durante i processi di verifica dell’alveare, durante l’estrazione del miele e spesso l’alveare viene distrutto con metodi cruenti.

Si sente parlare di allevamenti rispettosi dove l’uomo preleva solo il miele prodotto in eccesso e dove le api vengono uccise in numero molto minore. A questo rispondo che per come la vedo io il miele è comunque un alimento di proprietà delle api che lo producono per loro stesse e non per noi, che se tutti decidessero poi di rivolgersi alla produzione artigianale questa sarebbe costretta ad espandersi, a diventare più produttiva e quindi ad utilizzare anch’essa i metodi industriali sopra descritti per soddisfare la grande richiesta dei consumatori. E in ogni caso anche se viene uccisa una minore quantità di api, un buon numero di esse purtroppo rimane comunque vittima.

Va sottolineato inoltre che le api sono indispensabili per il nostro ecosistema ed andrebbero rispettate , non solo per questo ma soprattutto in quanto animali vivi e senzienti e non oggetti inermi.

Si tenga conto che i prodotti dell’apicoltura che prevedono questo sfruttamento sono oltre al miele anche propoli, pappa reale e cera.

Per approfondire:

https://www.vegfacile.info/domande-vegan/domanda-miele-vegan.html

https://www.vegolosi.it/news/il-miele-e-vegano/

https://www.veganhome.it/forum/filosofia-vegan/miele-2/

Neanche il latte?

E dopo l’argomento “uova” ecco l’altro oscuro mistero vegano… Perché neanche il latte? Mica muore la mucca se la mungi! Forse la mucca no ma morirà il vitellino. Ma andiamo per ordine. Ancora adesso non riesco a capacitarmi del fatto che le persone, io compresa fino a poco tempo fa, trovino normale bere il latte di un’altra specie e per di più in età adulta. Se ci si ferma un attimo a riflettere nessun animale in situazioni normali si nutre di latte di un’altra specie e tantomeno da adulto. È incredibile come la nostra mente sia talvolta così accecata dalle abitudini, dal “abbiamo sempre fatto così”. Chiunque si inorridirebbe se gli offrissero latte di cane, gatto o maiale ad esempio. Ma mucche, capre e pecore ok vanno bene.

Che tristezza poi quando sento la definizione “mucche da latte”, come fossero macchine, o comunque nostri schiavi a cui permettiamo di vivere solo in funzione nostra, solo perché ci servono. E infatti è così in fondo. Un’altra cosa che è estremamente ovvia, ma ahimè non per tutti, è che qualsiasi mammifero per produrre latte deve aver partorito. C’è chi pensa che le mucche producano latte sempre e comunque, ma non ha senso! Basta ragionarci un secondo! Quindi… se la mucca ha il latte è perché ha partorito un vitellino ed il latte è per lui, non per noi. Invece il vitellino viene allontanato dalla madre, spesso subito dopo il parto, per potergli rubare il suo latte. Negli allevamenti intensivi le mucche vengono ingravidate artificialmente (un vero e proprio stupro) e a ritmo incessante, per avere continua produzione di latte, e il vitellini rinchiusi in box strettissimi, nutriti con latte artificiale e, se maschi uccisi dopo pochi mesi per la loro carne, se femmine condannate alla stessa vita di abusi delle madri o anch’esse macellate in breve tempo a seconda del fabbisogno di mucche femmine.

Le cosiddette “mucche da latte” proprio per il costante stress a cui sono sottoposte hanno una vita molto più breve di quella che avrebbero se potessero condurre un’esistenza naturale, circa 6/7 anni contro 20/30 anni (in alcuni casi arrivano anche fino a 40). Ovviamente quando sono stremate al punto di non riuscire più a stare in piedi (mai sentito parlare delle “mucche a terra”?) vengono condotte al mattatoio.

Per approfondire:

https://www.infolatte.it/etica/

https://www.saicosamangi.info/animali/mucche-latte.html

https://www.vegolosi.it/news/quanto-vivrebbero-gli-animali-allevamento-solo-potessero/

https://www.incontraglianimali.org/mucche-vitelli-tori.html

Perché le uova no?

PULCINI

Mi domandano di tutto ma non sempre vogliono la risposta. Non so perché. Mi hanno detto “non capisco proprio perché i vegani non mangiano le uova e i latticini… la carne posso capire ma il resto proprio no!” Io con tutta la flemma possibile ho risposto educatamente: “ok, se vuoi te lo spiego” replica: “no no non mi interessa”. A volte si critica tanto per criticare. Si sceglie di rimanere nell’ignoranza, forse per paura che le nostre convinzioni vengano sgretolate, o perché ci fa comodo continuare a leggere solo nel nostro libro.

Per chi invece si volesse evolvere e capire eccovi la spiegazione, che non è nulla di mistico, del tipo “dentro l’uovo c’è la vita” (perché comunque anche nelle piante c’è la vita), ma un semplice fatto di “numeri”: c’e bisogno di produrre un determinato numero di uova, la richiesta è enorme (solo in Italia se ne consumano 12 miliardi l’anno). Perciò la grande industria ha bisogno prevalentemente di galline femmine, perché ovviamente i maschi non fanno uova, i maschi sono una merce di scarto, non servono. Quindi… quando alcune uova, quelle che si decide di far schiudere, metteranno al mondo pulcini maschi e pulcini femmine in misura piuttosto equa, i pulcini maschi vengono tritati vivi, oppure uccisi con il gas o gettati come spazzatura. Non sono io ad affermarlo, basta una breve ricerca su internet e avrete la conferma che non dico frottole.

Anche la famosa “gallina del contadino” da cui tutti affermano di comprare le uova, proviene da questa realtà. Per acquistare lei (solo il termine “acquistare” mi da fastidio perché gli animali non sono oggetti), si manda un pulcino maschio al tritacarne. Vivo, indifeso e senziente. Guardatevi il video, è una cosa che ha dell’incredibile. Letteralmente viene prodotta una vita e dopo pochi istanti uccisa perché non ci serve più. Crediamo di essere Dio. Diamo e togliamo la vita come vogliamo. E questo è solo l’inizio; le galline nel 90% dei casi sono allevate in gabbie strettissime, per ogni animale è previsto uno spazio che corrisponde alla grandezza di un foglio 4A. Quando sono allevate a terra sono comunque ammassate, con uno spazio previsto di circa 1 metro quadrato per 9 unità. Nella quasi totalità dei casi viene tagliato loro il becco (ricco di terminazioni nervose e senza anestesia) perché impazziscono e si feriscono le une con le altre. Senza considerare che in natura una gallina produrrebbe circa 10-15 uova l’anno mentre le galline moderne, frutto del risultato di anni di selezioni genetiche sono trasformate in vere e proprie “macchine da uova”, ne producono circa 300 l’anno. Inoltre in natura una gallina avrebbe un’aspettativa di vita che potrebbe arrivare addirittura fino a 20 anni, mentre nell’industria dopo 2 anni di sfruttamento viene spedita al macello.

A chi mi dice di mangiare pochissime uova rispondo: non c’è solo l’uovo consumato in quanto tale ma ci sono le brioches, le torte e i biscotti con cui si fa colazione o si festeggia il compleanno, le tagliatelle, le frittate ecc… È una richiesta enorme.

Vi prego, smettiamola di far soffrire gli animali. Apriamo gli occhi. La spiegazione sul perché anche il latte provoca sofferenza nel prossimo articolo

Per approfondire:

https://essereanimali.org/2017/05/fasi-produzione-di-uova

https://www.essereanimali.org/allevamenti-galline-uova

https://www.animalequality.it/alimentazione/uova/